Le isole che si vedono ma non si toccano
La maggior parte dei visitatori dell'arcipelago conosce Budelli e Spargi. Meno arrivano alle isole della parte nordorientale: Santo Stefano, Santa Maria, Razzoli. Eppure sono queste — più lontane, meno servite, spesso escluse dai tour standard — a dare all'arcipelago la sua vera dimensione. Non sono isole da spiaggia: sono isole da navigazione, da storia, da silenzio.
Raggiungerle da La Maddalena richiede una barca, attenzione ai venti e la disponibilità a non sapere esattamente dove finirai la giornata. Sono esattamente per questo che chi ci arriva non lo dimentica.
Santo Stefano: la storia sotto la superficie
Santo Stefano si trova tra La Maddalena e la costa sarda, a circa un chilometro dal porto principale. Per decenni ha ospitato una base militare americana nell'ambito della NATO — istallazioni, bunker, strutture di comunicazione — poi dismessa nel 2008. Le costruzioni sono ancora visibili dall'acqua, in parte coperte dalla vegetazione ricresciuta: una sovrapposizione storica che dà all'isola un carattere diverso da tutte le altre. Non è granito e macchia: è granito, macchia e geopolitica del Novecento.
Il canale tra La Maddalena e Santo Stefano è uno dei passaggi più frequentati dell'arcipelago: traghetti, barche a vela, gommoni si incrociano in una strettoia dove la corrente è forte, soprattutto con il Maestrale. È il punto dove si capisce che l'arcipelago non è un posto tranquillo nel senso turistico del termine: è un posto che funziona, con un mare che ha direzione e forza proprie.
Santa Maria: il Passo degli Asinelli
Santa Maria è la porta verso le isole esterne. Il Passo degli Asinelli — il canale tra Santa Maria e Razzoli — è uno dei tratti più spettacolari di tutto l'arcipelago: quando ci si passa in barca, la Corsica è già abbastanza vicina da distinguere le case sulla costa francese. Le acque del Passo sono trasparenti e agitate; non è un posto da ancora, è un posto da attraversare con attenzione.
La spiaggia nordovest di Santa Maria è bianca, con fondali bassi e sabbia che cambia tonalità con il vento e con l'ora. È quasi sempre vuota fuori dai tour organizzati. Arrivarci da soli, con una barca a noleggio o propria, significa averla completamente — e capire cosa vuol dire quando un luogo non è stato ancora ottimizzato per l'esperienza turistica.
Razzoli: il faro di confine
Razzoli è l'ultima isola prima della Corsica. Il faro storico sul suo punto più alto — visibile dalla terraferma francese nelle giornate chiare — segnala il bordo settentrionale del Parco Nazionale, il punto dove l'acqua italiana diventa acqua francese. L'isola non è abitata stabilmente: nessun servizio, nessun attracco organizzato, solo roccia e macchia mediterannea e il rumore del vento che cambia frequenza tra i massi.
Si raggiunge solo via mare. La sosta nella baia sudest richiede un'ancora lunga e la lettura del vento. Non è per tutti — e non vuole esserlo. È il tipo di luogo che esiste ancora proprio perché non è comodo.
Il bordo nord dell'arcipelago
Navigare da La Maddalena verso Razzoli è capire l'arcipelago nella sua interezza e nella sua scala. Si passa vicino a Budelli, si lambisce il versante est di Santa Maria, si entra nel Passo degli Asinelli con la Corsica a meno di dieci miglia nautiche. Il Parco Nazionale finisce qui — o meglio, finisce dove finisce l'acqua sotto giurisdizione italiana. Oltre, il territorio francese del Parco Marino Internazionale delle Bocche di Bonifacio. Una continuità ecologica che i confini non riescono a interrompere.





